La fondazione della città
L'Aquila sorge in funzione antifeudale sulla spinta di quell'ondata di autonomismo che connotò il quindicennio posteriore alla morte di Federico II. Su ciò tutte le fonti, sia la Cronaca di Buccio da Ranallo, sia il diploma di fondazione c.d. di Federico II, che il Monti ha dimostrato in modo definitivo essere di Corrado IV, concordano.
Essa fu in principio uno dei tanti castelli d'Abruzzo in cui si erano rifugiate le popolazioni di Amiterno, Forcona, Peltuino, Foruli Corfinio ed altre dopo che prima i romani e poi i barbari avevano distrutto le città. L'epoca in cui sorse il castello non è però precisa. La storia inizia a parlarne quand'esso si era così popolato da diventare città tra il 300 ed il 600 dell'era cristiana.
Ma la vera storia dell'odierna città inizia con il XIII secolo ed il 1266 viene considerato l'anno ufficiale della sua fondazione. L'Aquila è detta città di Federico II sostenendosi che alla volontà del sovrano si deve attribuire la sua fondazione. Fu però il figlio del sovrano, Corrado, succedutogli nell'impero, a dare alle popolazioni il consenso di riunirsi in un'unica città.
L'Aquila, in effetti, era una città nuova situata in una zona di confine che già in passato aveva dato preoccupazione agli svevi. Assicurarsene l'alleanza poteva costituire un notevole punto di forza. Appare pertanto, secondo gli storici, sufficientemente realistica l'ipotesi del disegno di Corrado di integrare la realtà aquilana, già esistente, nel sistema svevo sancendone, con un diploma, la legittimazione e dotando la città di un vasto territorio demaniale. Ed il diploma di Corrado (1254) è, in verità, accattivante stante che esso giunge sino a dare il permesso di distruggere le rocche feudali vietandosi ogni possibilità di ricostruzione.
Tuttavia morto Corrado L'Aquila sceglie di concludere un'intesa con il Papa di allora Alessandro IV per ottenere la sede vescovile e tale decisione, di essere una città guelfa, le costerà, nel 1259, la distruzione per mano di Manfredi succeduto allo zio Corrado.
Bisognerà attendere la battaglia di Benevento, che pose fine alla dominazione di Manfredi, perchè L'Aquila sia rifondata nel 1266 per opera del diploma di rifondazione di Carlo I d'Angiò.
La vittoria di Carlo produsse effetti positivi per la crescita dell'Aquila giacchè da tutti i castelli i villici affluivano in numero notevole senza che ciò comportasse la distruzione dei castelli di origine. Ciò, infatti, era impedito dalla necessità di sfruttare le vaste estensioni pascolative che in virtù dei singoli diplomi erano non più feudali, bensì demaniali e delle quali godevano sia i villici appartenenti ai castra, sia quelli che si trasferivano nella città.
Per preservare tale situazione di godimento fu trovata una soluzione geniale in base alla quale ogni gruppo di confocolieri di uno stesso castrum avrebbe popolato, in forma omogenea, un locale della città ed avrebbe costruito al centro di esso la chiesa che era la duplicazione della chiesa matrice del castello d' origine.
L'appartenenza dei confocolieri ad una stessa parrocchia avrebbe consentito il mantenimento dei diritti sulle montagne che l'essere confocolieri di uno stesso castrum comportava.
La struttura giuridica del rapporto fra città e contado fu, dunque, peculiarissima. Come dice l'Antinori accadde sostanzialmente che i fondatori della città costruirono al suo interno tante chiese quante erano i castelli all'esterno. I siti asserviti come spazi intorno alle chiese venivano insomma usati dagli uomini della chiesa di dentro per costruire case e questi uomini erano anche coloro ai quali apparteneva la chiesa di fuori.
Tutti i castelli situati all'interno costituivano la città e tutta la città era divisa in quattro parti (quartieri ) corrispondenti alle quattro zone di immigrazione. Tale situazione sarà recepita in un diploma di Carlo II del 28 settembre 1294 che reca l'elenco dei castelli che fanno parte del distretto in numero di settantuno. Dal diploma si evince la realtà di una città – territorio di vaste dimensioni ed i primi abitanti della città provengono dal ceto agricolo – pastorale , ma a causa di una integrazione economica, che tende a creare nuove professioni, essi tendono a trasformarsi da villici in cittadini.
L'Aquila , insomma, era una città ai confini del regno ambita dallo Stato della Chiesa per le risorse economiche che andavano crescendo, per la sua posizione strategica esposta alle influenze politiche, culturali e giuridiche dei comuni dell'Italia centrale, nonchè per la sua impervia posizione. Essa, peraltro, tendeva a ritagliarsi un ampio spazio di autonomia che verrà successivamente sanzionata da un altro diploma di Carlo II del 17 marzo 1305.
La città si affaccia al nuovo secolo, il XIV, ormai consolidata nelle strutture e per essa si aprirà una lunga stagione di floridezza mercantile.